NYC Resistor

NYC Resistor meeting by Bre Pettis

Sotto il motto “Noi impariamo, condividiamo e fabbrichiamo cose” un gruppo di appassionati di tecnologia ha aperto a Brooklyn uno spazio di incontro che hanno chiamato NYC Resistor.

Loro lo chiamano “hacker space” ispirandosi ai vari spazi autogestiti che da anni sono molto popolari in germania e si tratta di un laboratorio gestito collettivamente da un gruppo di persone che lo usano per incontrarsi e lavorare assieme ai loro progetti.

L’aspetto interessante di questi spazi è che oltre che a condividere l’affitto si raccolgono delle piccole somme per poter acquistare delle apparecchiature che sarebbero troppo costose per una persona sola come, per esempio, una macchina per il taglio laser. Oltre a lavorare assieme, i più esperti organizzano corsi per insegnare ai principianti e da questo lavoro spesso vengono fuori delle micro-aziende come quella che produce la macchina che vedete nella foto.

NYCResistor è solo il primo di una lunga lista di spazi che stanno nascendo negli USA dove il ritorno al piacere di costruire oggetti veri e reali si contrappone all’isolamento un po’ triste in cui Internet ci ha spinto negli ultmi anni. Se Facebook e simili ci spingono a starcene a casa a gestire le nostre amicizie attraverso il web, i “maker space” portano le persone ad incontrarsi ancora di persona, a discutere di idee faccia a faccia ma sempre con l’obiettivo di costruire qualcosa.

Un’altro aspetto importante di questi nuovi spazi è la presenza di un nutrito gruppo di donne che non sono delle nerd pazzesche ma ragazze che fanno le designer, le artiste oppure vogliono progettare il vestito del futuro. Le donne sono considerate un elemento molto importante del mix e si cerca di farle sentire il più possibile a proprio agio fino al punto di rifiutare un potenziale nuovo associato che le infastidisca (come mi hanno poi raccontato essere successo recentemente)

Ovviamente anche questo è un covo di appassionati di Arduino che lo usano per molti dei loro progetti e durante il mio ultimo viaggio in USA ho voluto vedere di persona come funzionasse questo posto.

Mi sono incontrato con Bre Pettis che è molto noto a tutti i “makers” su internet perché è il volto di alcuni divertenti video realizzati per la rivista Make che spiegano la tecnologia in maniera scherzosa ed a volte anche dissacrante oltre che essere uno dei fondatori di NYCResistor.

Nella foto qui sotto vede me che faccio l’idiota assieme a Bre, Zach e Giovanni (di cui parleremo in una delle prossime puntate)

Giovanni, Bre, Massimo, Zach at nycresistor by Bre Pettis

Giovanni, Bre, Massimo, Zach at nycresistor by Bre Pettis

Una delle cose che mi ha colpito di NYCResistor è il grande spirito di condivisione, la voglia di fare ed il tentativo di fare andare tutti d’accordo. Infatti mi spiegavano che ogni persona che vuole diventare membro deve farsi vedere un po di volte, lavorare con gli altri e poi si chiede a tutti “vi va bene il nuovo arrivato” e se anche solo una persona a dubbi o riserve si chiede gentilmente di non tornare più.
Mi dicevano che per ora hanno rimbalzato solo un paio di persone: Un personaggio piuttosto abrasivo che veniva dal mondo classico dell’ingegneria elettronica e che tendeva a dare dell’idiota a chiunque non usasse quelle che, secondo lui, non erano le tecniche o i componenti giusti. Evidentemente questo è proprio l’atteggiamento che ha sempre fatto fuggire la gente dalla tecnologia.

Recentemente mi ha intervistato un giornalista del NY Times a proposito della rinascita di questi “Maker Spaces” negli USA e di come Arduino sia uno degli elementi che attraggono non-tecnologi a lavorare con l’elettronica ed il software e mi è piaciuto come molti di questi spazi si chiamino “Maker spaces” e abbiano abbandonato il termine “hacker” che ha una connotazione ormai negativa.

Purtroppo questo non è colpa degli hacker che sono un movimento nato per comprendere e ri-processare la tecnologia ma è dovuto ad una certa stampa che combina la mancanza di conoscenze su come funzioni questo mondo con la necessità di sparare titoli sensazionalistici. L’hacker è diventato solo quello che scrive virus o entra nelle banchea rubare i soldi.
Infatti nei commenti ad un recente articolo di Wired USA si legge un certo Jim che scrive:

“Non ne sono del tutto sicuro ma gli hacker non sono quelli che hanno creato tutti quei virus che ci sono in giro al giorno d’oggi? Far fare a loro qualcosa che dovrebbe essere utile alla comunità sarebbe come chiedere ad Hitler di tornare e prendere il controllo del governo mondiale”

Alcune ore dopo l’utente “Cobra Commander” risponde giustamente

“Non ne sono del tutto certo ma credo che tu sia un idiota”

Sarebbe bello organizzare uno spazio cosi anche a Milano (o in qualunque città d’Italia) che non debba essere per forza un centro sociale ma un posto il più legale possibile dove si possa lasciare la politica alla porta e liberare la propria voglia di creare cose nuove.

(Foto di Bre Pettis da Flickr)

One thought on “NYC Resistor

  1. Me

    alla Fabbrica del Vapore hanno dato lo sfratto alla galleria NEON-FDV. E’ un bel locale di 100mq. del Comune … chissà.

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